Poniamo che la tua impresa abbia i requisiti per accedere ad un bando con contributo a fondo perduto in regime “de minimis”: dovrai compilare una dichiarazione che attesti quali altri aiuti ha ricevuto la tua impresa in base allo stesso regime. Oltre tenere traccia delle agevolazioni ricevute, come fare a capire quali sono state concesse in regime “de minimis” e quali no? Come fare un elenco completo e aggiornato?
Ecco qui la soluzione: puoi controllare i dati relativi agli aiuti ricevuti dalla tua impresa direttamente online, sul Registro Nazionale degli Aiuti (RNA).
Gli aiuti di Stato infatti sono soggetti a regole di trasparenza che impongono la loro registrazione, da parte delle Autorità pubbliche concedenti, in appositi registri consultabili pubblicamente. Per l’Italia, tale informazione è disponibile quindi sul sito dell’RNA, all’indirizzo www.rna.gov.it.
Attraverso una ricerca per partita IVA o per ragione sociale, visualizzerai l’elenco degli aiuti ricevuti dalla tua impresa, con indicazione della data di concessione, importo e, nella sezione di dettaglio di ogni aiuto, anche del regime a cui è subordinato.
Ricorda che gli aiuti in regime “de minimis” devono rispettare i limiti previsti nell’arco di 3 esercizi, cioè quello in corso e i due precedenti. Ciò vuol dire che fino a dicembre 2021 dovrai computare gli aiuti in “de minimis” ricevuti negli anni 2019 – 2020 – 2021, mentre dal 1° gennaio in poi varranno, ai fini del calcolo del totale raggiunto, quelli del 2020 – 2021 – 2022.
C’è una piccola precisazione da fare sul registro online: tutti gli enti pubblici sono obbligati a registrare gli aiuti concessi, ma ci sono tipologie di aiuti che sono “autodeterminati” dalle imprese in base a parametri e requisiti specifici, ad esempio alcune agevolazioni fiscali come le detrazioni IRAP.
Su questi, l’Autorità pubblica ha una capacità di controllo minore e quindi potrebbero essere pubblicati sul registro molto dopo la data di fruizione. Verifica perciò, con l’aiuto del commercialista, l’entità di eventuali detrazioni fiscali che vanno computate in “de minimis”, per aggiungere l’aiuto a quelli elencati nel registro RNA.
Il PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – non è un Regime di Aiuti, ma è molto importante poiché rappresenta il documento di ogni Stato membro dell’UE che determina l’accesso ai fondi del Next Generation EU (NGEU), strumento introdotto dall’Unione europea per la ripresa post pandemia Covid-19, che punta a rilanciare l’economia degli Stati membri rendendola più verde e più digitale entro il 2026, con investimenti mirati totali per 750 miliardi di euro.
Il PNRR italiano è stato approvato il 22 giugno dalla Commissione Europea e il 13 luglio dal Consiglio Economia e Finanza (Ecofin).
Si tratta del programma che stabilisce come e dove saranno investiti, da qui fino al 2026, tutti gli aiuti economici in arrivo dall’UE.
Contiene 6 aree di investimento, definite “Missioni”:
Per definire aree ancora più specifiche di intervento, poi, ogni Missione è divisa in sottocategorie denominate Componenti.
Queste ultime servono ad indicare i settori interessati dalle riforme: per fare un esempio, nella Missione 2 le Componenti sono rappresentate da “Agricoltura sostenibile ed economia circolare”, “Transizione energetica e mobilità sostenibile”, “Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici” e “Tutela del territorio e della risorsa idrica”.
A che serve conoscere il PNRR? Beh, tornando al discorso sugli aiuti di Stato, è da immaginare che tutti i bandi in uscita per il prossimo quinquennio saranno utilizzati per investimenti nei settori del PNRR, e dunque le imprese e le startup che operano in quei settori dovranno essere pronte a cogliere le opportunità in arrivo!
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