Normalmente le imprese, per reperire capitali, devono rivolgersi a banche e altri istituti di credito e ottenere un finanziamento da restituire con un importo di interesse calcolato ai tassi di mercato.
Quando si parla di finanziamento agevolato si fa invece riferimento a una forma di prestito, dalla durata variabile, che prevede la restituzione del capitale con un tasso di interesse inferiore ai tassi di mercato, talvolta di gran lunga più basso. L’incentivo è dato proprio dalla differenza posta tra questo tasso più conveniente (agevolato, appunto) e quello di mercato.
Quando il tasso di interesse è nullo, si parla anche di finanziamento a tasso zero.
Abbiamo visto, però, che sia i contributi in conto interessi che il finanziamento agevolato operano sul costo degli interessi di un finanziamento; che differenza c’è tra le due forme di incentivo?
Sono calcolate diversamente: il contributo in conto interessi è una somma prestabilita, che copre il costo dell’interesse fino ad un importo massimo; se l’interesse complessivo del finanziamento è maggiore (e questo accade quasi sempre), l’impresa dovrà coprire la differenza.
Il tasso agevolato invece abbatte la percentuale di interesse: è un incentivo quindi variabile, che, a prescindere dal tasso di mercato corrente, copre una certa percentuale dello stesso (spesso si trovano infatti definizioni tipo “10% del tasso di interesse di mercato”, oppure “tasso di interesse dimezzato”).
Gli incentivi fiscali rappresentano una tipologia di contributo che, in diverse forme, permette alle imprese di diminuire le imposte da pagare. Ne esistono diverse categorie:
La garanzia del credito è un’agevolazione che consente alle imprese di migliorare il proprio profilo di rischio per la richiesta di un finanziamento ad un istituto bancario. In sostanza, con questo strumento lo Stato si fa garante nei confronti della banca – in toto o sino a una certa cifra – dell’importo del finanziamento richiesto dall’impresa. Questo incentivo consente di accedere al sistema del credito bancario anche ad imprese piccole o appena create, che non hanno grandi flussi reddituali, e che quindi non supererebbero la valutazione di solidità economica e patrimoniale della banca. Inoltre, la garanzia da parte dello Stato consente alla banca di poter praticare tassi di interessi più bassi alle imprese agevolate.
Questo tipo di agevolazione comporta un intervento nel capitale di rischio di un’impresa mediante l’acquisto di una quota di minoranza da parte di un soggetto istituzionale o pubblico.
Si tratta di un’attività che presenta diversi vantaggi:
In questo modo, l’investimento pubblico genera un “effetto leva” su quello privato, moltiplicando la disponibilità di capitali per le imprese.
L’intervento pubblico nel capitale di rischio è un incentivo che ha sempre carattere temporaneo: il contratto di investimento deve infatti prevedere diverse opzioni di exit, ossia di liquidazione dell’investimento, dopo non più di 5 o 7 anni, anche mediante riacquisto delle quote da parte dei soci fondatori dell’impresa.
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