Una delle query più cliccate negli ultimi anni su Google è “come pagare meno tasse”. D’altronde, qual è l’imprenditore che non si sia posto questo problema almeno una volta da quando ha aperto la sua attività?
Il credito d’imposta è un contributo a tutti gli effetti ma, a differenza dei contributi diretti, il credito non viene erogato dallo stato all’azienda, bensì l’azienda utilizza la somma definita per compensare tutto ciò che deve allo stato (imposte, tasse, iva, contributi per collaboratori e/o dipendenti e altre incombenze fiscali).
Per farla breve e per usare un termine noto ai più, il credito d’imposta è un particolare tipo di “contributo a fondo perduto” tuttavia non è lo stato a versare il contributo nel conto dell’impresa, ma è quest’ultima che si vede applicato uno “sconto” sulla cifra da pagare all’erario. Maggiore è la spesa, maggiore sarà lo sconto che l’impresa potrà utilizzare per i pagamenti futuri.
Tra i crediti d’imposta maggiormente interessanti spicca quello dedicato alle attività di ricerca e sviluppo, innovazione e design, una misura finalizzata ad incentivare gli investimenti per affrontare le sfide del progresso delle imprese italiane. Introdotta nel 2013 è stata rivisitata nel 2021 e si caratterizza per una rapida possibilità di fruizione da parte dei beneficiari e per una modalità semplificata di gestione degli adempimenti.
Il Credito d’Imposta in Ricerca, Sviluppo, Innovazione e Design si rivolge alle imprese che hanno realizzato progetti e investimenti di ricerca e innovazione, con una particolare attenzione alle tematiche della transizione ecologica e digitale. Gli investimenti alla base del calcolo del credito devono infatti riguardare uno o più dei seguenti settori:
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