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Il credito d'imposta: Design e innovazione estetica

Per la prima volta la legge di Bilancio 2020 ha introdotto un credito d’imposta destinato a tutte quelle imprese che hanno svolto investimenti per innovare in modo significativo i prodotti sul piano della forma e di altri elementi non tecnici o funzionali. Inizialmente tale tipologia di credito si rivolgeva alle imprese tessili, della moda, dell’occhialeria, del settore calzaturiero e di quello orafo, oltre che a quelle della ceramica, del mobile e dell’arredo.
Il Ministero dello Sviluppo Economico ha sottolineato comunque un’estensione dei settori ammissibili rispetto a quelli su elencati, mettendo al primo posto, rispetto allo specifico prodotto commercializzato o al settore di riferimento, la valorizzazione del Made in Italy. Pertanto, possono richiedere questa tipologia di credito indistintamente tutte le società italiane che svolgono progetti per innovare l’aspetto estetico dei prodotti e non esclusivamente loro aspetti funzionali e/o tecnologici.

Che tipo di interventi sono ammessi?

Quando si parla di interventi di innovazione sull’aspetto esterno o estetico di prodotti è necessaria una specifica sulla tipologia di prodotto in questione. Nello specifico, in questa tipologia di credito, si intende per prodotto un qualsiasi oggetto di tipo artigianale o industriale, comprendendo anche componenti di prodotti complessi, simboli grafici e caratteri tipografici, imballaggi e presentazioni.
Non si tratta quindi di considerare gli interventi di adattamento di un prodotto, di una collezione o di un campionario esistente con l’aggiunta di un singolo elemento di dettaglio, bensì la creazione ex-novo di collezioni o campionari che siano significativamente differenti da quelli già posseduti dall’impresa. Inoltre, non è ammissibile all’agevolazione la realizzazione di campionari non destinati alla vendita.

Spese ammissibili e aliquota alla base del calcolo

Per il calcolo del credito sono da considerare innanzitutto le spese del personale (dipendente, autonomo o con altro rapporto differente rispetto a quello subordinato) direttamente impiegato nella realizzazione delle attività di design e ideazione estetica. Sono ammesse poi le quote di ammortamento come i canoni di locazione e le altre spese inerenti i beni materiali mobili utilizzati. Tra le spese per consulenza rientrano sia contratti extra-muros che prevedono lo svolgimento diretto delle attività da parte di terzi, sia  le spese per servizi utilizzati esclusivamente per lo svolgimento (interno all’azienda) delle altre attività innovative ammissibili al credito d’imposta. Infine, si possono considerare le spese per materiali, forniture e altri prodotti utilizzati.

Sino a tutto il 2023 il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 10% delle spese ammissibili elencate, nel limite massimo di 2 milioni di euro annui, per ridursi poi nei periodi d’imposta 2024 e 2025 al 5% sempre nel limite annuo di 2 milioni di euro.

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